Il teacher training si è concluso da qualche giorno e, mentre mi riprendo da questa esperienza intensa, mi ritrovo a pensare a quanto sia stata bella.
Penso ai futuri insegnanti, ai futuri insegnamenti, ai diversi modi in cui posso trasmettere ancora questa bellissima disciplina piena di sfaccettature.
Penso a tutto ciò che è stato condiviso, messo in discussione, scoperto, intrecciato tra pratica, studio e presenza.
Questo percorso non è solo per chi vuole insegnare yoga.
È per chi vuole mettersi in discussione. Per chi sta cercando qualcosa che ancora non sa di stare cercando.
Perché il teacher training fa proprio questo: ti scuote. Ti toglie anche qualche certezza. Ti mette davanti a te stesso senza filtri.
E poi ti chiede se sei pronto a celebrare tutto questo, sia le vette che raggiungerai, che le tempeste che attraverserai.
Forse celebriamo troppo poco nella vita.
Celebriamo i compleanni, forse. I matrimoni, quando ci sono. Le feste che tutti conosciamo e poi basta. Come se la vita fosse una collezione di eventi da calendario, da segnare in rosso e poi dimenticare tutto il resto.
Ma la celebrazione può essere indipendente dagli eventi e diventare uno dei modi in cui guardare ciò che accade e riconoscere che ogni cosa, anche quella che ti spezza, ti sta insegnando qualcosa di importante.
Pensa all’ultima volta che hai celebrato davvero un tuo successo. Non sto parlando di postarlo sui social. Parlo di fermarti, respirare, e dire a te stesso: ce l’ho fatta. Sono orgoglioso di me.
Ora pensa all’ultima volta che hai attraversato una tempesta. Quella che ti ha fatto svegliare la notte. Quella che ti ha fatto pensare di non farcela. Quella che ti ha tolto il respiro.
L’hai celebrata?
Probabilmente no, e non penseresti mai di celebrarla!
Eppure, se ci pensi bene, quella tempesta ti ha insegnato tanto, magari più di un successo.
Celebrare i successi è facile quando le cose vanno bene. Ma quando impari a celebrare anche le tue tempeste, inizia una trasformazione.
Le tempeste non sono contro di te
Ci sono stati tanti momenti nella mia vita in cui mi sono ritrovata a pensare: “ma che cosa sto facendo. Che cavolo ho fatto!”.
La mente va così. Quando sei stanca, quando sei sopraffatta, quando le cose si accumulano, la negatività diventa un temporale. Da una nuvoletta, in poche ore, diventa una vera e propria tempesta.
Ma c’è una cosa che ho imparato, e di cui mi sono accorta proprio grazie alle mie esperienze, e che voglio condividere con te oggi: la vita non gioca mai contro di noi.
Anche quando sembra che tutto stia andando a rotoli. Anche quando vorresti mollare tutto. Anche quando pensi di aver sbagliato ogni singola scelta.
La vita ti sta mettendo di fronte a qualcosa che devi imparare. Ti sta chiedendo di crescere. Ti sta in qualche modo “allenando”.
E se non celebri anche quella parte, se non riconosci il valore di ciò che stai attraversando, perdi metà del viaggio.
La mente è programmata per il negativo
La nostra mente è programmata per focalizzarsi sulle esperienze negative.
È una questione di sopravvivenza. Il nostro cervello è fatto per notare i pericoli, anche per questo è così facile trasformare una nuvoletta in una tempesta.
E per lo stesso motivo ricordiamo quel singolo evento cattivo tra cento bellissimi. Per questo ci svegliamo di notte pensando a quell’errore che abbiamo fatto, invece che alla cosa che è andata bene.
E proprio qui che entra in gioco il lavoro consapevole, imparando a guardare quel pensiero negativo, riconoscerlo, comprenderlo.
Cosa significa celebrare le tempeste
Non significa fare finta che vada tutto bene. Non significa dire “io sono positivo”, “va tutto sempre benissimo” mentre dentro sei a pezzi. Io non amo questa retorica.
Celebrare le tempeste significa riconoscere che stai soffrendo, senza vergogna, capire che questa sofferenza non è inutile, accettare che da qui puoi imparare qualcosa di profondo su te stesso.
Significa chiederti: cosa mi sta insegnando questa situazione? Cosa sto diventando attraverso questo dolore?
Io ho attraversato anni in cui non sapevo chi ero. Guardavo indietro, alle porta che avevo chiuso, e non riuscivo a trovare me stessa. Mi sentivo completamente persa.
Ma è stata proprio quella tempesta a portarmi allo yoga.
È stato quel dolore a farmi muovere e partire. È stata quella confusione a farmi scoprire chi sono davvero.
Se non avessi attraversato quella tempesta, non sarei qui oggi. Non avrei creato Yoga Academy. Non avrei mai conosciuto le tantissime persone che praticano con me.
Capisci cosa intendo?
Anche gli spaventi, anche i fallimenti, anche tutto lo stress mi hanno insegnato qualcosa.
Mi hanno mostrato quanto sia importante saper stare nelle difficoltà. Non scappare. Non fingere che vada tutto bene quando non è così.
Il problema, quindi, non è vivere le tempeste. Il problema è pensare che le tempeste siano il segno che stai sbagliando qualcosa.
Una volta, proprio di questo, mi è capitato di parlarne con Gianluca Gotto in uno dei miei video podcast.
Lui mi ha detto una cosa molto bella: “Svegliarsi al mattino motivati e andare a dormire alla sera sereni dipende dal tuo atteggiamento nei confronti di quello che succede, non da quello che succede.”
E questo, secondo me, è il senso del celebrare: è scegliere di vedere il valore in ciò che attraversi, invece di sentirti vittima di ciò che ti accade.
E quando dico “celebra le tue tempeste”, non intendo romanticizzare la sofferenza. Non sto dicendo che devi essere grato per ogni cosa brutta che ti capita. Intendo qualcosa di più profondo.
Celebrare significa riconoscere che anche le tempeste fanno parte di te. Che anche i fallimenti ti hanno portato dove sei ora.
Non devi fingere che va tutto bene quando non è così. Non devi essere sempre forte. Non devi avere sempre tutte le risposte. Puoi essere vulnerabile. Puoi ammettere di avere paura. Puoi dire “questo mi spaventa” senza vergognarti.
Perché è proprio in quei momenti di onestà che inizi davvero a crescere.
Le tempeste passeranno. Alcune lasceranno cicatrici, altre no. Ma ognuna ti avrà insegnato qualcosa che forse nessun successo avrebbe potuto insegnarti.



