Lovin’ Lanka – SriLanka summer trip-

Progettavo o meglio sognavo questo viaggio da tre anni. In tanti me ne hanno parlato, me lo hanno consigliato,

per un motivo molto semplice: le onde.

E infatti, non ne sono rimasta delusa, anzi… S T U P E N D E, le onde, e stupendo il paese.

 

 

18 giorni alla scoperta dello Srilanka, ma non solo, direi dell’Asia.

Era la mia prima volta. 

 

Devo dire che il viaggio è stato parecchio lungo, 10 ore di volo, e fin qui ci può anche stare, ma poi da Colombo

(dove siamo arrivati al mattino presto) fino ad Arugam Bay, è stata lunghissima, eterna, ci ha accompagnati un tipo

Srilankese che vive a Milano e che d’estate torna sempre lì.  Ci abbiamo impiegato 11 ore, sì, 11 fucking ore di

furgone, quindi siamo arrivati a destinazione tardi, che era già buio, anche perchè lì il sole tramonta alle 18:30.

Per fortuna ho dormito quasi tutto il tempo, anche se ho anche cercato di godermi il panorama.

Era tutto una novità, tutto curioso e strano ai miei occhi. L’Asia è starna. 

Soprattutto le città.

Colori, gente ovunque, cartelloni pubblicitari (un po’ pacchiani) tutti con volti asiatici, baracche e bancarelle,

spazzatura, tuc tuc, e poi natura, una natura disarmante. 

 

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Arrivati!

Stanchi, ma felici, anche perché le prime due notti abbiamo dormito all’Upali Beach Resort: delle vere e proprie

capanne sulla spiaggia, a 50 metri dal mare o meglio, dallo spot, sì proprio davanti al Main Point.

Una capanna tutta in legno, aperta ai lati, un letto avvolto in una zanzariera, e il rumore delle onde di sottofondo.

Il sogno di sempre.

Svegliarsi all’alba, aprire la porta, tirar fuori la testa, vedere la gente in acqua, mettere un bikini, prendere la tavola,

e buttarmi in acqua senza nemmeno sciacquarmi il viso. 🙂 

 

Onde top. Lunghe, morbide, una bella misura.

Sole, acqua bollente, e nemmeno tanta gente in acqua.

Anche se ci ho messo un po’ ad ambientarmi, uno per via di sole onde destre (sono gufy) poi non capivo quanto era

alta l’acqua, quando ho preso la prima onda ed ho visto gli scogli e il reef sotto sembrava bassissima. In effetti lo è.

 

L’Upali Beach è il ritrovo di tutti. Un bar proprio davanti allo spot,

cose buonissime da mangiare e da bere (succhi di frutta fresca). Ho fatto subito amicizia con tutto il personale.

Erano carinissimi. 

 

Ma purtroppo abbiamo dovuto cambiare sistemazione, perché era pieno, solo che ci tenevamo tanto a fare almeno due notti.

 

Non è di certo un lusso ma si sta bene.

E dalle “stelle” siamo passati alle stalle.

B&B in fondo alla via principale, il Coconut Grove, stanza buia e puzza di muffa, vista muro (sempre rigorosamente con la muffa), e pieno, stra pieno di mosche e zanzare.

 

Ovviamente al primo impatto è stata un po’ una presa a male, ma poi vince lo spirito di adattamento, il viaggio è anche questo in fondo, e per dormire e basta ci sta tutto.

 

Il giorno lo passavo sempre in acqua J

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Ecco dove ho surfato:

 

MAIN POINT

 

E’ lo spot degli spot, dicono il più tecnico, non proprio per principianti, onde destre, lunghissime, belle morbide, anche se devo dire il take off è abbastanza veloce, tutto reef, e spesso molto affollato. Ci si può mettere anche più sotto volendo. 

Quando fa troppo grosso si può strafare un po’ più sotto al Baby Point, ecco questo va bene per principianti. 

 

Gli altri spot quasi tutti beach break gli ho trovati abbastanza simili:

 

POTTUVILL è a 20/30 minuti dal centro, il giorno che ho surfato non era granchè, ma la location merita di essere vista, è molto wild.

 

PINET FARM ci sono stata solamente due volte, al tramonto, mi sono divertita tantissimo, beach break, sempre belle destre, più veloci, sempre lunghe, lunghissime, ma troppo affollato, e a riva ci sono sempre le scuole.

 

PANAMA BEACH Ho fatto un’alba meravigliosa, una location a 30 minuti dal centro, beach break, onde destre, lunghe, facili, stupende, sono andata all’alba quindi eravamo pochissimi.

 

ELEPHANT ROCK sempre beach break, sempre destre, una bella location, molto wild.

 

Mi è mancato Whiskey Point e Lighthouse, di cui ho sentito molto parlare, peccato. Ma a me piaceva tanto il Main Point.

 

Gli ultimi giorni ho sempre surfato lì, entravo che il sole nemmeno era ancora sorto, anche perché si stava affollando sempre più, e stavo in acqua fino alle 7,30/8,00 – uscivo e mi prendevo un caffè e un pancake o pane e nutella, e rientravo subito in acqua, con ancora l’ultimo boccone in bocca. E ci stavo finché non ero sfinita. O che si alzava il vento. 

E poi c’era la session pomeriggio/tramonto.

 

Insomma ho surfato tantissmo gli ultimi giorni. Mai surfato così tanto.

 

La terza location in cui abbiamo soggiornato ad Arugam Bay è il Surf n Sun.

Un posto meraviglioso. Stupendo.  Semplice e super selvaggio, ma curato nei minimi dettagli. Molto, molto yogi style. Una specie di villaggio pieno di piante e di bungalow, molto silenzioso in un’atmosfera magica.

Ho anche praticato yoga, ci sono lezioni al mattino e alla sera. Ho fatto Yin Yoga, molto tranquillo, mi ci voleva dopo tutto quel surf.

 

Gli ultimi giorni li ad Arugam Bay me li sono davvero goduta e vissuta al massimo, prima di avventurarci nell’inside. Surf, surf, surf, tanta frutta, tanto relax, leggere, condividere con le persone conosciute bei momenti, mangiare bene, godersi tutto, viverlo al 100 e sentire di non aver bisogno di nulla in più. FANTASTICO.

 

Vorrei fare un piccolo appunto sulla gente del posto, sui locals che sono stati carini, tutti, sempre, è vero, gli autisti deituc tuc e non solo, fanno un po’ i “napoletani”, devi sempre contrattare i prezzi ecc…  ma la cosa bella è che hanno sempre il sorriso, e che sono molto disponibili.

 

Alla scoperta dell’entro terra

 

Abbiamo noleggiato un van (vista la grandezza della mia tavola) e un autista srilankese, Sadu, molto giovane e simpatico.

Sono partita con il magone, lasciare il mio piccolo paradiso è stato difficile.

 

Prima tappa: Ella, un mini paesino in mezzo ai monti e alla giungla, molto molto selvaggio.

Abbiamo deciso di vedere Ella Rock, una camminata di un’ora e mezza (di salita), ovviamente ci siamo persi praticamente subito, quindi un local ci ha fatto strada (fino in cima- con le infradito- di tre numeri più grandi) logicamente lo abbiamo pagato, il paraculo.

Niente di strorinario, in cima, anche perché il tempo era brutto. Ma è stata una bella camminata, faticosa, molto selvaggia, il sentiero “normale” è quello che segue le rotaie del treno, mentre lui ci ha portato “per frasche”, tra erbacce e su salite ripide (per fare prima), in mezzo a campi di fagioli, piantagioni di tea, a bamboo giganti. Quindi meglio così.

 

L’hotel in cui abbiamo dormito era proprio in mezzo alla giungla. Fico.

 

Il giorno successivo abbiamo preso il famoso treno che porta a Kandi. Molto suggestivo, con 3 euro viaggi in prima classe, e vedi un sacco di cose: piantagioni di the, montagne, alberi, colori, paesi, città. Bello davvero, questo è un must.

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A Kandi siamo arrivati tardi e stanchi, la città è molto bella, particolare, non c’è molto da vedere, a parte qualche tempio, un bellissimo giardino botamico, il lago… e bo.. basta.

Infatti ci siamo stati due giorni, poi siamo partiti per Dambulla.

Durante il tragitto ci siamo fermati in un centro di piante ed erbe aiurvediche, dove lo sciamano della situazione mi ha letto il polso, o meglio ascoltato, toccato, bo insomma ha detto quali sono le mie “patologie”e quindi, di conseguenza, mi ha venduto delle pillole magiche.

BRAVO LUI J

A Dambulla c’è il Golden Temple, e appena sopra il Cave Temple.

E’ il tempio che, tra tutti, mi è piaciuto di più. Sia il Golden, anche se è un po’ una pacchianata, ma secondo me ha il suo perché, e poi il Cave Temple, con grotte che raggiungi in mezz’oretta di salita a piedi, rigorosamente scalzi e rigorosamente accompagnati da centinaia di scimmie. J

 

Bellissimo e da vedere Sigiriya, un sito archeologico di incredibile fascino e mistero. Una bella avventura e camminata, centinaia di scalini, anzi di più… per arrivare in cima e godere di un panorama stupendo. Se non fosse per gli alveari grossi quanto un armadio.

 

Gli ultimi due giorni abbiamo deciso ( o meglio ho deciso ) di passarli di nuovo al mare.

Questa volta costa ovest, per star più vicini all’aeroporto.

Diciamo che non è stata una grande idea, siamo arrivati in una specie di villaggio turistico per srilankesi ricchi, piscine enormi, campi da golf, pallavolo, calcio, ristorante a buffet enorme.. e un sacco di gente strana. Anche l’aria che si respirava era strana a dire il vero. Poi il mare faceva davvero schifo: sporchissimo.

 

La cosa bella di questo viaggio è che sono riuscita a staccarmi da tutto e tutti. Ma c’è da dire che sono stata spesso turbata dall’imminente periodo di cambiamento che sapevo aspettarmi al ritorrno.

 

Lo Srilanka mi piace, tanto. Non sapere dire in particolare il perché, bè certo per le onde, ma per come l’ho vissuto

l’ho amato. E mi piacerebbe tanto vedere l’altra parte di costa, magari già il prossimo inverno. You never kow.

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